Caraibi, isole nella corrente

 

HOME  |  STORIA  |  ISOLE  |  HOTEL  CALENDARIO REGATE  |  GOLF  |  MUST  |  PESCA  |  NOTIZIE  CARNEVALE  |  SERVIZI  |  CONTATTI

 

STORIA DEI CARAIBI

ANTILLE FRANCESI

 
GUADALUPA

Cercava acqua fresca, trovò tanti ananas. Primo europeo a sbarcare a Guadalupe nel novembre 1493, durante il suo secondo viaggio alle Americhe Cristoforo Colombo chiamò l' isola Santa María de Guadalupe Extremadura, in omaggio alla Vergine Maria venerata nel monastero spagnolo di Villuercas in Extremadura. Colombo fece un breve giro all' interno, giusto il tempo di accorgersi che era un' isola a forma di farfalla le cui ali erano  completamente  diverse l' una dall' altra. Si  accorse  anche che  c' erano tanti indios Caribi, gente dura con cui non aveva nessuna voglia di venire alle mani e decise di andarsene senza lasciare nessun insediamento.

 
ANTILLE FRANCESI: GUADALUPE

Ma prima, scoprì gli ananas, li assaggiò, si accorse che erano eccellenti, diede subito nome al frutto , chiamandolo piña delle Indie, ne raccolse tanti da riempire la sua caravella e fece vela per la prossima isola. Quando fu avvistata da Colombo nel 1493, Guadalupa era abitata dagli indiani Caraibi, che la chiamavano Karukera, "Isola dalle acque meravigliose". Gli spagnoli tentarono per due volte di colonizzarla nei primi anni del '500, ma furono respinti dalla fiera resistenza della popolazione locale e infine abbandonarono i loro progetti nel 1604.

ANTILLE FRANCESI: GUADALUPE
 

Trent' anni dopo, alcuni coloni francesi sostenuti economicamente dalla Compagnie des Îles d' Amérique, una società di imprenditori francesi, partirono per insediare il primo stanziamento europeo a Guadalupa. Essi sbarcarono sulla costa sudorientale di Basse-Terre nel 1635 e presero possesso dell' isola per conto della corona francese, espellendo i Caraibi, impiantando le prime colture e costruendo il primo stabilimento per la lavorazione dello zucchero. Quando la Francia si annetté ufficialmente l' isola, nel 1674, il sistema di piantagioni con manodopera costituita da schiavi era ormai ben avviato. Gli inglesi invasero Guadalupa diverse volte e tra il 1759 il 1763 trasformarono Pointe-à-Pitre in un grande porto, introdussero lo zucchero di Guadalupa nei vantaggiosi mercati inglesi e nordamericani e permisero ai latifondisti di importare legname e cibo a basso costo dall' America. Molti coloni francesi si arricchirono durante l' occupazione britannica grazie a un rapido sviluppo economico. Questa situazione cambiò con la stipulazione del trattato di Parigi del 1763, in virtù del quale la Francia rinunciò alle proprie mire in Canada in cambio di Guadalupa. Sfruttando il caos della rivoluzione francese, gli inglesi invasero nuovamente l' isola nel 1794. Per tutta risposta, i francesi inviarono un contingente militare guidato da Victor Hugues, un nazionalista nero che liberò e armò gli schiavi. Nel giorno in cui le truppe britanniche si ritirarono da Guadalupa, Hugues si scatenò e uccise 300 realisti, molti dei quali erano proprietari di piantagioni.

Ciò segnò l' inizio di un regno del terrore che portò alla morte di oltre 1000 coloni. In seguito agli attacchi di Hugues alle navi statunitensi, gli USA dichiararono guerra alla Francia, suggerendo a un preoccupato Napoleone Bonaparte di inviare un generale a Guadalupa per soffocare la ribellione e restaurare il governo prerivoluzionario e il sistema della schiavitù.

Per tutto il XIX secolo, Guadalupa fu l' isola più prospera delle Indie Occidentali francesi e gli inglesi continuarono a esservi molto interessati, invadendola e occupandola ripetutamente tra il 1810 e il 1816. Il trattato di Vienna restituì l' isola alla Francia, che da allora ha mantenuto la sovranità sull' isola. La schiavitù fu abolita nel 1848, in seguito a una campagna guidata dal politico francese Victor Schoelcher. Negli anni successivi i latifondisti fecero arrivare operai da Pondicherry, una colonia francese in India, per lavorare nelle piantagioni.

Dal 1871 Guadalupa ha una rappresentanza nel parlamento francese e dal 1946 è ufficialmente uno dei dipartimenti d' oltreoceano della Francia. Sia Guadalupa sia Martinica utilizzano valuta, francobolli e bandiera francesi. Il suo status politico non ha soddisfatto tutti e un movimento secessionista locale ha compiuto saltuari atti di terrorismo. La pace dell' arcipelago è stata messa a repentaglio anche dal Vulcano La Soufrière, che ha eruttato negli anni '70 e ancora oggi emette fumi solforosi. Sebbene l' agricoltura resti il settore economico principale, l' importanza del turismo è aumentata negli ultimi anni.

Nel febbraio 2007 Saint-Barthélemy e la parte francese di Saint Martin che facevano parte della giurisdizione della Guadalupa, sono diventate Collettività d’ Oltremare della Francia.
LA DÉSIRADE

Ha una lunga storia di isolamento, la rocciosa Désirade, così diversa dalle altre isole dell' arcipelago. Fin dai primi anni del 1700, era questo il destino di qualche indesiderabile di Francia. Ma fino al 1725 la Désirade rimase quasi del tutto desertica. Ma nel 1725, a seguito di una grande epidemia di lebbra alla Guadalupa, venne l' idea al Governatore delle Piccole Antille Francesi di far trasportare gli incurabili su questa isola. Che sembrò il luogo ideale per la costruzione di un lebbrosario.

Dove i malati erano abbandonati a se stessi, in uno stato di denutrizione spaventosa. Pochi sopravvivevano tra gli stenti, nella miseria più completa. Ma il lebbrosario, nel tempo, ebbe un' altra triste funzione. Qui, tra i lebbrosi, erano deportati gli indesiderabili della Guadalupa: malfattori, figli illegittimi, gentiluomini indegni e nemici politici.
A migliorare la situazione di questi derelitti, fino ad allora dimenticati dal mondo, fu il ciclone del 1928 che causò talmente tanti danni, da far decidere alla Francia la ricostruzione del lebbrosario, con qualche forma di assistenza.
Fino al 1952, quando i lebbrosi vennero integrati nei servizi sanitari della Guadalupa. A memoria, tra le rovine, la parte meglio conservata resta il forno crematorio.

 
ANTILLE FRANCESI: LA DESIRADE: lebbrosario
LES SAINTES

Les Saintes fa parte dei Territori d' Oltremare francesi , si trova 10 miglia a sud-ovest di Guadalupe nelle Piccole Antille Francesi. A darle il nome Los Santos fu Cristoforo Colombo il primo novembre 1493, perché  era il giorno di Tutti i Santi.

ANTILLE FRANCESI: LES SAINTES
  Il primo insediamento francese data dal 1648 (Trattati di Westfalia).
Per l' importanza strategica della posizione e del porto, Les Saintes fu contesa a lungo tra francesi e inglesi. A prevalere nella grande battaglia navale del 1782 al largo dell' isola furono gli inglesi, ma a partire dal 1816 Les Saintes tornò  francese e tale è rimasta fino ai giorni nostri. Con un particolare: Les Saintes si caratterizza per essere una delle pochissime isole delle Piccole Antille ad avere una maggioranza Bianca nelle popolazione.
A riprova della forte influenza della cultura Bretone sull' isola, molti abitanti mantengono i lineamenti tipici della Bretagna, dei loro antenati.
MARIE GALANTE

Dai primi insediamenti preistorici degli Indios Huecoides, agli Arawak, ai Caraibi, a Cristoforo Colombo, passano i millenni. Poi, con Colombo, arrivato qui nel secondo viaggio alle Indie, ecco anche Il nome: Maria Galanda, dall' insegna sulla sua caravella. Con la pace di Westfalia, nel 1648, l´isola passò alla Francia , il nome fu Marie Galante e arrivarono i primi 50 coloni francesi.

Nel 1660 fu firmato il trattato di pace di Basse-Terre Chateau tra i residui Caraibi, i Francesi e gli Inglesi che autorizzarono il trasferimento dei Caraibi a Dominica e St Vincent.

Raggiunta la pace, le piantagioni di canna da zucchero si moltiplicarono, apparvero i primi mulini azionati dai buoi e crebbe in Europa l' interesse economico per Marie Galante.

A contendersi l' isola e saccheggiarla a turno, per circa un secolo, a partire dal 1676, furono Olandesi e Inglesi, poi nel 1763 Marie Galante tornò definitivamente ai Francesi.

Nel 1780 si videro i primi mulini a vento e nel 1830 Marie Galante era chiamata l'isola dei 100 mulini, uno per ogni distilleria di rum.

La schiavitù, abolita nel 1794 e ripristinata nel 1802, fu abolita definitivamente nel 1848, dopo tante ribellioni degli schiavi africani e le continue pressioni del partito abolizionista.

Nel 1946 Marie Galante entrò a far parte con tutto l' arcipelago della Guadalupe dei Territori d' Oltremare Francesi.

 
ANTILLE FRANCESI: MARIE GALANTE
MARTINICA

Quando Colombo avvistò la Martinica, nel 1502, nel suo quarto viaggio verso il Nuovo Mondo, l' isola era abitata da indiani Caraibi che la chiamavano Madinina, "Isola dei fiori".

Trent' anni dopo, un gruppo di coloni francesi, guidati da Pierre Belain d'Esnambuc, sbarcò  sulla costa nord dell' isola. E' del 1635 il primo insediamento con la prima capitale, Saint-Pierre. L' anno successivo, il re francese Luigi XIII firmò un decreto che autorizzava l'uso di schiavi nelle Antille francesi.

I francesi colonizzarono il territorio e nel 1640 avevano esteso il loro dominio a sud di Fort-de-France, dove costruirono un forte sull'altura che dominava il porto. A mano a mano che le foreste venivano abbattute per fare spazio alle piantagioni di zucchero, i conflitti con le popolazioni caraibiche si trasformarono in una guerra sanguinosa, che si concluse con l'espulsione forzata, nel 1660, degli indigeni sopravvissuti.

Anche gli inglesi volevano l'isola e la invasero controllandola nel periodo compreso tra il 1794 e il 1815, durante il quale la Martinica prosperò perché i latifondisti vendevano il loro zucchero sui più ricchi mercati britannici invece che su quelli francesi. L'occupazione permise anche alla Martinica di evitare i tumulti e lo spargimento di sangue della Rivoluzione francese; quando gli inglesi restituirono l'isola alla Francia nel 1815, le guerre napoleoniche erano finite e l'impero francese stava nuovamente entrando in un periodo di stabilità.

Poco dopo il ripristino dell'amministrazione francese, il periodo d'oro della canna da zucchero terminò : l'introduzione della barbabietola da zucchero in Francia continentale ne fece crollare i prezzi. Con la diminuzione della ricchezza degli aristocratici latifondisti prese consistenza un movimento abolizionista guidato da Victor Schoelcher, fino al Proclama di Emancipazione nel 1848, che abolì  la schiavitù nelle Antille francesi.

Nel 1902, il Mont Pelée (un vulcano ancora attivo) distrusse Saint-Pierre emettendo una nube rovente e ceneri infuocate e sviluppando un'energia pari a 40 bombe atomiche. Dei 30.000 abitanti della città se ne salvò solo uno, che era in prigione. Saint-Pierre fu ricostruita, ma la capitale fu trasferita a Fort-de-France. Dal 1946 la Martinica è uno dei dipartimenti d'oltreoceano della Francia, e nel 1974 fu ulteriormente assimilata alla madrepatria diventando una regione della Francia. Martinica e Guadalupa usano valuta, francobolli e bandiera francesi. Non mancano però  le pressioni per l'autonomia da parte di gruppi separatisti.

 
ANTILLE FRANCESI: MARTINICA: Montagne Pelèe
SAINT BARTHÉLEMY

Alla fine della Guerra dei 30 anni la Spagna perse molte cose. Tra le meno importanti, nei caraibi, ci fu l' isola di Saint Barthélemy. Reclamata dalla Francia nei trattati di Westfalia del 1648, venne venduta alla Svezia nel 1784.
Passò meno di un secolo e gli Svedesi la rivendettero alla Francia nel 1878.

ANTILLE FRANCESI: SAINT BARTHÉLEMY: re Gustav III
 

Quando i francesi scambiarono l' isola con re Gustav III di Svezia in cambio dei diritti portuali a Goteborg egli chiamò la capitale Gustavia, tracciò e lastricò le strade, costruì tre forti, e trasformò la capitale in un fiorente porto franco. L' isola rimase porto franco anche quando la Francia la riacquistò. Oggi St Barth è ancora porto franco e, come dipendenza della Guadalupa, fa parte dei dipartimenti d' oltremare della Francia.

Secca, soleggiata e pietrosa, è abitata quasi esclusivamente dai discendenti dei coloni normanni e bretoni di tre secoli fa. Colpisce infatti, rispetto alle altre isole dei Caraibi, la mancanza quasi totale di gente di colore. Pure avendo, perfino i civilissimi svedesi, praticato la schiavitù impiegando manodopera africana nei lavori agricoli. Il periodo svedese ha lasciato la sua impronta nel nome di molte strade oltre che in quello della capitale, Gustavia, e nelle insegne di diversi corpi militari, tra cui la Croce di Malta e il Fiordaliso.

 
ANTILLE FRANCESI: SAINT BARTHÉLEMY: Croce di Malta
SAINT MARTIN/SINT MAARTEN

Prima di 3500 anni fa gruppi di Indiani Arawaks si erano già stabiliti a St. Martin.
Millenni più tardi, altri Arawak arrivarono dalle foci dell' Orinoco.

Chiamarono l' isola Sualouiga, terra del sale. Che rese più gustoso il loro pane.

Era una civiltà basata su pesca e agricoltura, con alti valori artistici e spirituali, ma non solo. I loro villaggi con tetti di paglia intrecciata, erano forti abbastanza da resistere agli uragani. Buoni e bravi, insomma.

A distruggerli ci pensarono i feroci Caribi, popolo guerriero che degli aspetti spirituali si curava poco. Come da prassi consolidata, massacrarono gli uomini e fecero schiave le donne.

Quando gli Europei cominciarono a esplorare i Caraibi, la società Arawak non esisteva più.

Nel 1493 Cristoforo Colombo, nel secondo viaggio alle Indie Occidentali, chiamò  l' isola St. Martin perché era l' 11 novembre, giorno di S. Martino.

Ma St. Martin non rientrava nelle priorità della Spagna e a contendersela furono Francesi e Olandesi, ognuno dei quali la considerava strategica rispetto alle altre isole che già controllavano.

Gli Spagnoli tornarono a occuparsi di St Martin nella prima metà del '600, quando la lunga guerra contro l' Olanda aveva ridato valore strategico all'  isola. Tanto che nel 1633 riuscirono a occuparla, cacciandone gli Olandesi e costruendo fortificazioni a difesa.

Tutto inutile, perché la guerra franco-olandese in Europa finì 15 anni dopo e gli spagnoli la abbandonarono, visto che non rendeva nulla e non serviva più come base navale.

Con St Martin di nuovo libera, francesi e olandesi rifecero a gara per occuparla.

Dopo qualche conflitto iniziale, si resero conto che poteva scorrere molto sangue e per dividersi l' isola in pace, decisero la competizione di corsa, anzi di marcia tra i due rispettivi campioni.

Per la leggenda, a conquistare maggior territorio, fu il francese che aveva bevuto vino, prevalendo sull' olandese gonfio di birra. Ma gli storici fanno notare che, durante la gara, una potente squadra navale francese incrociava in vista dell' isola. E del prudente olandese..

 

ANTILLE OLANDESI

 
ARUBA

Ad Aruba, Alonso de Ojeda, che prese l' isola in nome della Corona Spagnola nel 1499, arrivò per caso. O meglio, se la trovò davanti mentre la sua nave andava quasi alla deriva, trascinata dagli Alisei, e i suoi marinai la riparavano dopo una tempesta. Don Alonso piantò la bandiera di Spagna su una duna di sabbia più alta delle altre, si guardò intorno e vide un' isola arida e bella, battuta dal vento, senza un albero a fare ombra, con un mare stupendo e un sole implacabile. Aruba era abitata dagli arubaes, una tribù arawak proveniente dall' America meridionale continentale. Gli spagnoli non si interessarono molto ad Aruba, salvo deportare alcuni indigeni per farli lavorare alle miniere di Hispaniola. Dopo la guerra tra Francia e Olanda, nel 1636 Aruba passò all' Olanda e Alla fine del 1600 gli olandesi cominciarono a colonizzare l' isola. Il suolo povero e arido salvò l' isola dall' economia delle piantagioni e dalla tratta degli schiavi.

 
ANTILLE OLANDESI: ARUBA - Alonso de Ojeda

Gli olandesi lasciarono che gli Arawak continuassero a pascolare il bestiame, utilizzando l'isola per gli approvvigionamenti di carne da destinare agli altri territori olandesi nei Caraibi.

Gli inglesi arrivarono nel 1805, durante le guerre napoleoniche, ma se ne andarono nel 1816.

Poco meno di dieci anni dopo, Aruba ebbe il primo dei suoi tre boom economici: vicino a Balashi venne scoperto l' oro.  Dall' Europa e dal Venezuela cominciò ad arrivare un' orda di immigrati affamati d' oro e le attività minerarie continuarono fino al 1916. Quando le miniere diventarono improduttive, Aruba iniziò a raffinare il petrolio in grande quantità. Nel 1929 la  più  grande raffineria del mondo venne costruita all' estremità sud-orientale dell' isola.

ANTILLE OLANDESI: ARUBA - Raffineria
 

Il bilancio fu positivo fino agli anni '40, quando Aruba cominciò a risentire del ruolo di secondo piano rispetto a Curaçao nella federazione delle Antille Olandesi (al tempo composta da Aruba, Bonaire, Curaçao e Suriname). Le sempre più pressanti richieste per ottenere l' autonomia durarono per i successivi 40 anni e nel 1986 Aruba si separò dalla Antille Olandesi conservando tuttavia un rapporto di cooperazione economica e monetaria. L' indipendenza portò Aruba molto vicina a un grave crollo economico, dovuto in gran parte alla chiusura della raffineria petrolifera. Dopo avere esaurito il vero oro e avere raffinato l' oro nero, gli abitanti di Aruba si diedero al turismo per finanziare il futuro.

Gli investimenti nelle infrastrutture turistiche sull' isola sono stati notevoli e Aruba oggi vanta più di sessantamila camere d' albergo e quasi un milione di visitatori ogni anno. La raffineria di petrolio riaprì nel 1991, tuttavia attualmente il principale pilastro dell' economia dell'isola è il turismo. Raggiunta l' autonomia economica grazie al boom turistico, Aruba archiviò i progetti per la propria piena indipendenza. L' Olanda è tuttora responsabile degli affari esteri e della difesa dell' isola, e continua ad aiutarla economicamente.

BONAIRE
 

I primi abitanti dell'isola di cui si conservano tracce furono i Caiquetio, un ramo degli Arawak, che raggiunsero l'isola dal Venezuela intorno all'anno 1000. Vicino alla capitale e alla baia di Lac sono state rinvenute tracce dei loro insediamenti, e nelle grotte della zona settentrionale dell'isola sono tuttora visibili le loro incisioni su pietra. Bastarono vent'anni dal primo contatto con gli europei nel 1499, per cancellare 500 anni della loro storia. In men che non si dica, gran parte dei Caiquetio morì di malattia o fu deportato schiavo a Hispaniola.
Dopo aver perso St Martin a beneficio degli spagnoli, gli olandesi si rivalsero con la presa di Bonaire nel 1633. L'isola divenne il granaio della Compagnia delle Indie occidentali olandesi fino a quando, nel 1791, il governo olandese ne assunse il controllo. Oltre agli schiavi africani importati dalla compagnia per raccogliere il grano, il sale e il legname, gli altri immigrati dell' isola negli anni successivi furono avventurieri bianchi d'oltremare, tra cui galeotti provenienti dal Sud America.

Nel 1864 l'abolizione della schiavitù portò al crollo dell'economia, e se il commercio estero continuò a sussistere grazie all'olio di ricino, l'aloe, la carbonella e la carne di capra sotto sale, si tirò un sospiro di sollievo quando, all'inizio del XX secolo, fu scoperto il petrolio in Venezuela. Bonaire beneficiò delle raffinerie di petrolio delle vicine Aruba e Curaçao: il porto di Kralendijk venne ingrandito e si costruì un aeroporto. La popolazione maschile dell'isola ottenne il diritto al voto nel 1936 e cominciò a protestare per avere maggiore autonomia dalla corona olandese. Nel 1954 la regina Giuliana fece di Bonaire un protettorato olandese, concedendo all'isola una discreta autonomia. Alla ricerca di nuove risorse economiche, l'isola si dedicò al turismo. I campi di prigionia della Seconda guerra mondiale, allestiti per i prigionieri tedeschi, sono stati in gran parte trasformati in alberghi. Il parco marino Washington-Slagbaai fu creato negli anni settanta per preservare buona parte del territorio, e la politica di conservazione fu portata avanti con la creazione della riserva di fenicotteri nelle saline dell'estremità meridionale dell'isola.

 

Gli abitanti di Bonaire non si sono mai battuti quanto i loro compatrioti di Aruba per ottenere l'indipendenza dai Paesi Bassi, in compenso hanno cominciato ad approfittare della fama dei suoi fondali tra i sub e a sviluppare il turismo. Nel 2004 le Antille Olandesi, che comprendevano Curaçao, Sint Maarten, Bonaire, Saba e Sint Eustatius, hanno indetto un referendum per decidere il futuro della Confederazione.

La Commissione votò per sciogliere le Antille Olandesi e dal 2007 Bonaire, Saba e Sint Eustatius hanno ottenuto uno status simile alle municipalità olandesi compreso il diritto di voto alle elezioni.

CURAÇAO

Dopo Aruba, sempre nel 1499, Don Alonso de Ojeda scoprì anche Curaçao di fronte alle coste del Venezuela. L' isola era abitata da indiani caiquetios, che non resistettero all' invasione. Le scorrerie dei coloni a caccia di schiavi decimarono la popolazione locale e coloro che sfuggirono alla cattura e al trasferimento su Hispaniola furono uccisi o morirono colpiti dalle malattie. Ma nel 1526, gli spagnoli, scoraggiati dalla mancanza di minerali di valore e di acqua di sorgente, se ne andarono.
Al termine delle scorrerie rimanevano a Curaçao in tutto circa 400 indiani.

 
ANTILLE OLANDESI: CURAÇAO

Nel 1642 l’isola divenne una colonia olandese e fu posta sotto il controllo della Compagnia delle Indie Occidentali che sviluppò sull’isola la produzione agricola e l’estrazione del sale. Willemstad, centro del commercio degli schiavi, diventò la capitale di Curaçao. Nel 1795, gli indiani non erano più di 5.

Durante tutto il XVIII secolo l’isola fu investita da un continuo flusso migratorio di ebrei, in prevalenza mercanti, e la Baia di Sant’Anna di Willemstad diventò uno dei più grandi porti dei Caraibi, dove avvenivano scambi tra le materie prime provenienti dall’America del Sud e i prodotti finiti provenienti dall’Europa e dall’America del Nord.

La fine della schiavitù, proclamata nel 1863, portò a un calo dell’attività e dell’economia e a una crisi che durò fino al 1915, anno in cui Shell aprì sull’isola una raffineria di petrolio.

La nuova industria petrolifera favorì il ‘boom economico’ che durò circa un decennio. Nel 1954, Curaçao fu scelta come sede del nuovo governo autonomo delle Antille olandesi. In questo periodo l’attività dei centri finanziari off-shore si affermò come una delle principali ricchezze dell’isola.

Negli anni '70, la crisi del petrolio e il calo degli investimenti internazionali resero inevitabile il declino dell’isola accentuato nel 1985, dalla chiusura della raffineria della Shell.

Negli anni '90 il governo decise di rilevare la raffineria e la diede in leasing a una compagnia venezuelana, permettendo così all’economia di Curaçao di uscire dalla crisi.

ANTILLE OLANDESI: CURAÇAO
  Il grande porto di Curaçao, in cui è in attività un importante cantiere navale per la manutenzione e la riparazione, sta in questi anni risalendo la china. Nel 2007 le Antille Olandesi hanno cessato di esistere e Curaçao con Sint Maarten vorrebbe diventare un’entità separata all’interno del Regno dei Paesi Bassi.

Le negoziazioni sono tuttora in corso. Negli ultimi anni, le autorità dell'isola stanno effettuando notevoli investimenti sul patrimonio storico e culturale dell'isola al fine di potenziare ulteriormente l'industria del turismo.
SABA

Fatto più unico che raro nei Caraibi, la storia di Saba è fatta di pace, non di guerre. All' inizio la abitarono piccole comunità di pacifici Arawak. Essendoci ben poco da razziare e molto da camminare in salita, i feroci Caribi non la presero in considerazione.

Il primo europeo ad avvistare Saba fu Cristoforo Colombo, nel suo secondo viaggio per il Nuovo Mondo del novembre 1493. Ci girò intorno, la vide tutta rocce e monti, mandò due scialuppe a far rifornimento di acqua fresca e salpò le ancore per altri lidi. Gli olandesi accamparono diritti sull'isola nel 1632, nessuno fece mai obiezioni e, nel 1640, un gruppo di coloni arrivò da Sint Eustatius per fondarvi un insediamento permanente. Questi coloni si stabilirono inizialmente a Middle Island e Mary's Point, dove ci sono ancora i resti di cisterne e mura in pietra, per trasferirsi poco dopo a The Bottom, a tutt' oggi il centro amministrativo dell' isola.

ANTILLE OLANDESI: SABA
 

Dato che i pendii scoscesi ostacolavano la creazione di piantagioni su vasta scala, l'isola quasi non conobbe il fenomeno della schiavitù. Gli schiavi erano pochi, ben trattati e lavoravano nei campi fianco a fianco con i coloni, ponendo le basi per un'integrazione razziale difficilmente riscontrabile nelle altre Antille olandesi. Di rivolte, violenze e fatti di sangue nessuno ha memoria. Sconosciuta la frusta.
Fino agli anni '40 del Novecento, i villaggi di Saba erano collegati tra loro solo da sentieri.
Gli ingegneri olandesi sostenevano che il terreno sconnesso dell'isola rendeva impossibile la costruzione di strade e impiegarono vent'anni per costruirne una. Piano e in pace. Nel 1998 il Ciclone George investì Saba, si rese conto che era un posto speciale e non fece vittime ne' danni. Fortuna?
Alla presenza di Etienne Ys e Frits Goedgedrag, primo   ministro   e   governatore   delle  Antille Olandesi, nel dicembre 2002 è stato inaugurato il nuovo aeroporto intitolato a Remy F. de Haenen, il primo pilota che atterrò – in pace - a Saba nel 1959.

SINT EUSTATIUS

L' isola fu avvistata da Cristoforo Colombo nel 1493.
I caribi chiamavano l'isola Alo, che significa albero di anacardio, mentre Colombo dedicò l'isola a santa Anastasia.
Anche se i francesi cominciarono la costruzione di un forte nel 1629, il primo insediamento permanente arrivò solo quando gli olandesi cacciarono i francesi nel 1636. In seguito Statia passò di mano 22 volte, tra olandesi, francesi e inglesi. Nel XVIII secolo, mentre inglesi e francesi  seppellivano  le loro colonie di tasse e dazi, gli olandesi trasformarono Statia in un porto franco.
Il risultato fu che le colonie delle Indie Occidentali e del Nord America riuscivano ad aggirare i dazi trasportando le merci via Statia, che conobbe un boom economico diventando un florido punto di magazzinaggio e un importante snodo commerciale tra il Vecchio e il Nuovo Mondo.
Al suo apice, negli anni '70 del XVIII secolo, arrivavano al porto ogni mese qualcosa come 300 navi e la popolazione dell'isola si era gonfiata fino a 20.000 abitanti.
La prosperità che ne risultò valse a Statia il soprannome di "Scoglio d' oro" dei Caraibi.

 
ANTILLE OLANDESI: SINT EUSTATIUS
ANTILLE OLANDESI: SINT EUSTATIUS
 

Dal momento che Sint Eustatius vendeva armi e munizioni a chiunque fosse disposto a pagare, l'isola fu uno dei pochi appoggi utilizzati per i rifornimenti bellici dalle Tredici colonie americane durante la Rivoluzione americana. Le buone relazioni esistenti tra gli Stati Uniti e Sint Eustatius emersero chiaramente con il cosiddetto "incidente della bandiera", quando il Comandante dell'isola Johannes de Graeff decise di rispondere al fuoco di salve della nave statunitense Andrew Doria (16 novembre 1776). Gli Stati Uniti conferirono grande importanza all'episodio che, di fatto, significava il riconoscimento dell'indipendenza americana.

Peraltro l'indipendenza degli Stati Uniti e la firma del trattato di pace tra U.S.A. e Gran Bretagna, nel 1783, permise alle ex colonie americane di istituire tratte commerciali più dirette e di scavalcare completamente Statia. A tutt'oggi Statia rimane molto al di fuori dei percorsi abituali dei viaggiatori, anche se non degli uragani. L'uragano Georges ha provocato grandi danni (ma fortunatamente nessuna vittima) sull'isola nel 1998. Fin dal 1954 Statia è stata una municipalità delle Antille Olandesi con Bonaire, Curacao, Saba e Sint Maarten. Nel 2004 una commissione governativa suggerì di apportare una revisione allo statuto che avrebbe portato allo scioglimento delle Antille Olandesi.

 
ANTILLE OLANDESI: SINT EUSTATIUS

Statia ha adottato una nuova bandiera in quello stesso anno, ma nel 2005 votò per rimanere parte dei Paesi Bassi.
Come risultato Bonaire, Saba e St Eustatius dal 2007 hanno ottenuto uno status simile a quello delle municipalità olandesi, incluso il diritto di voto alle elezioni.

 

BAHAMAS

 
BAHAMAS

 

 

Le trovò Colombo nel suo primo viaggio e le regalò alla Spagna. Rimase colpito dal fascino di questo mare azzurro dalle acque basse e le chiamò, in spagnolo, Islas de Bajamar. Gli inglesi le conquistarono a metà del seicento e il nome rimase, ma in versione inglese, Bahamas Islands.
Tra il seicento e il settecento le Bahamas furono un covo tra i preferiti della  pirateria, che infestò questi mari fino alla grande pulizia voluta e ottenuta da Re Giorgio IV nel 1818. Indipendenti dal 1973 nell’ ambito del Commonwealth, le Bahamas vantano il PIL più alto dei Caraibi, grazie al turismo (oltre 2 milioni di turisti all’ anno), alla pesca e all' agricoltura (prodotti tropicali da esportazione).
Di rilievo il settore finanziario: oltre che isole nella corrente, le Bahamas sono anche un paradiso fiscale sede di numerose società offshore. Fiorente é il commercio, concentrato a Nassau, la capitale, nell’ isola di New Providence e diretto soprattutto verso gli USA.

 

BARBADOS

 
BARBADOS

Gli abitanti originari di Barbados furono gli Arawak, scacciati dall' isola intorno al 1200 d.C. dall' invasione dei temibili indios Caribi provenienti dal Venezuela. A loro volta cacciati o resi schiavi i Caribi scomparvero all' epoca della prima invasione dell' isola da parte degli europei. L' esploratore portoghese Pedro a Campos fece una sosta a Barbados nel 1536, mentre era in viaggio verso il Brasile. Nonostante non avesse alcun interesse a stabilirsi lì, pare che abbia introdotto i maiali sull' isola con l' intenzione di disporne come fonte di nutrimento durante il viaggio di ritorno. Fu Campos a chiamare l' isola Los Barbados ('i barbuti'),  a  causa  dei  curiosi  alberi di fico presenti sull' isola, a cui le lunghe radici sospese danno l' aspetto di alberi con la barba.

 
BARBADOS - Pedro a Campos

Il Capitano di sua Maestà britannica John Powell approdò a Barbados nel 1625 e occupò l'isola in nome dell' Inghilterra. Due anni dopo, suo fratello, il capitano Henry Powell, arrivò a Barbados con un gruppo di 80 coloni e 10 schiavi e diede origine al primo insediamento europeo dell' isola, Jamestown, sulla costa occidentale dove adesso si trova Holetown.

In pochi anni i coloni rasero al suolo gran parte delle foreste e piantarono tabacco e cotone. Tra il 1640 e il 1650 cominciarono a coltivare la canna da zucchero e, primi nei Carabi, la barbabietola da zucchero.

Per soddisfare la richiesta di manodopera generata dalle nuove piantagioni, i coloni cominciarono a importare schiavi africani. Le loro tenute si rivelarono molto produttive e, verso la fine del 1600 , mercanti e tenutari cominciarono a prosperare.

BARBADOS - Oliver Cromwell
 

Nel 1639 i proprietari terrieri dell' isola si unirono per costituire un' assemblea legislativa, il secondo parlamento in ordine di tempo fondato in una colonia britannica (il primo era stato istituito alle Bermuda.
Barbados rimase fedele alla Corona inglese durante le guerre civili britanniche e, dopo la decapitazione del re Carlo I, Oliver Cromwell vi inviò delle truppe per stabilire la sua autorità sull' isola.
Le truppe arrivarono nel 1651 e già l' anno successivo Barbados si arrese e firmò gli Articoli della Capitolazione, che costituirono la base della Carta di Barbados.
La carta stabiliva che l' isola fosse amministrata da un governatore e da un' assemblea eletta liberamente, e che nessuna tassa britannica potesse essere introdotta senza il consenso locale. Quando, nel 1660, la Corona Inglese, eliminato Cromwell, riprese il potere, questo prezioso documento conferiva a Barbados maggiore libertà nei confronti della monarchia inglese rispetto a quella di cui godevano le altre colonie britanniche.

L' industria dello zucchero continuò a prosperare anche nel secolo successivo, nonostante l' abolizione della schiavitù. L' indipendenza fu ottenuta nel 1834, ma non servì a risolvere le difficili condizioni di vita degli isolani di colore. Tutti i terreni arabili dell'isola rimasero nelle mani dei grandi proprietari terrieri e per molti schiavi l' unica possibilità fu quella di restare nelle piantagioni o di finire con il vivere in baraccopoli.

Durante la crisi economica degli anni Trenta, la disoccupazione raggiunse livelli altissimi, le condizioni di vita peggiorarono e nelle strade scoppiò la protesta.   Fu   allora   istituito   l'   Ufficio   Coloniale   Britannico  per  l' Assistenza e lo Sviluppo, che metteva a disposizione ingenti somme di denaro per Barbados e per altre colonie caraibiche. Per far fronte al crescente disagio politico, i coloni affidarono un ruolo nel processo di attuazione di riforme politiche anche ai riformatori di colore. Uno di questi riformatori, Grantley Adams, divenne, dieci anni più tardi, primo ministro di Barbados e fu nominato Cavaliere dalla Regina. Barbados ottenne la possibilità di un governo interno nel 1961 e cinque anni dopo divenne una nazione indipendente. Quando, dopo la seconda guerra mondiale, l' industria dello zucchero cominciò a declinare, il turismo divenne una risorsa sempre più importante.

 
BARBADOS - Grantley Adams

All' inizio degli anni Novanta il turismo è diventato la risorsa economica principale, seguita dai servizi bancari.

Fatta eccezione per il nome spagnolo, Barbados ha subito ben poco l' influenza della Spagna o di altre nazioni europee. La sua collocazione nelle isole di Sopravento, ha permesso all' isola di essere abbastanza al riparo dalle invasioni, consentendo così alla cultura britannica di affermarsi per circa 400 anni.

A titolo di esempio dell' influenza britannica ricordiamo lo sport nazionale dei Bajan, (come si chiamano i barbadiani): il molto britannico cricket. Barbados vanta la percentuale più alta di giocatori di cricket professionisti rispetto a qualsiasi altra nazione. Uno dei migliori giocatori di cricket al mondo è stato Garfield Sobers, originario di Barbados, nominato cavaliere nel 1975. Un altro eroe del cricket, Sir Frank Worrell, appare perfino sulle banconote da 5 dollari di Barbados.

 

BERMUDA

 
BERMUDA

Non erano sulla sua rotta e Cristoforo Colombo non le vide proprio.

Le Bermuda prendono il nome dal capitano di marina spagnolo Juan de Bermúdez, che avvistò le isole disabitate verso il 1503. La Corona di Spagna non rivendicò  l'arcipelago, che divenne però un importante punto di riferimento per i galeoni che attraversavano l' Atlantico tra la Spagna e il Nuovo Mondo.

Circondate da una pericolosa barriera corallina, le Bermuda diedero molti dispiaceri agli spagnoli, i cui naufragi in queste acque lasciarono in fondo al mare un bottino tale che alcuni furono indotti a considerare le immersioni subacquee molto più che uno sport.

BERMUDA: Virginia Company
 

Nel 1609 l' ammiraglio Sir George Somers faceva rotta dall' Inghilterra con i rifornimenti destinati al recente insediamento di Jamestown quando la sua nave, la Sea Venture, naufragò al largo delle Bermuda. Trovando il luogo molto piacevole per fare naufragio, l'ammiraglio costruì altre navi con il legno di cedro delle Bermuda, poi riprese il mare lasciando sul posto degli uomini per attestare il possesso britannico delle isole.
La Virginia Company manifestò un forte interesse per le isole quando seppe che erano adatte a essere colonizzate, in particolare alla luce dei difficili rapporti di Jamestown con gli indiani del luogo. Le isole però non si rivelarono così ricche come si era pensato in un primo tempo: il sottile strato superficiale del terreno limitava la produzione agricola, e la mancanza d'acqua era un ostacolo all'introduzione di coltivazioni commerciali come la canna da zucchero. In breve tempo i coloni dovettero fare affidamento sul cibo importato dall' America, pagandolo con il sale marino proveniente dalle Turks Islands.
Per molti anni la Virginia Company, e poi la Bermuda Company, governarono le isole come un feudo. Poi nel 1684 le Bermuda divennero una colonia della corona britannica. Gli schiavi giunsero per la prima volta nel 1616; tra questi, anche indiani d'America, che erano impiegati più nei lavori domestici e nel commercio che non nel settore agricolo. I mestieri appresi tornarono loro assai utili quando, nel 1834, la schiavitù fu abolita.

 

CAYMAN

 
CAYMAN

Se qualche popolazione si installò alle Cayman nel lontano passato, non ha lasciato tracce della sua esistenza.

Il primo europeo ad avvistare le isole fu Cristoforo Colombo nel 1503.

Erano tante le tartarughe intorno a Cayman Brac e a Little Brac che Colombo chiamò le isole Tortugas. Nel 1586, quando sir Francis Drake arrivò a Grand Cayman, le isole erano forse già conosciute con il nome di Caymanas, che significa 'coccodrillo'.

Il corsaro adottò questo nome.
 
CAYMAN ISLANDS: Pesca d'altura

Nel secolo successivo le isole furono frequentate dai pirati e dai marinai cacciatori di tartarughe, ma non ebbero abitanti permanenti fino al 1660 , quando alcuni disertori dell' esercito britannico arrivarono qui dalla Giamaica.

Nel 1670, le isole diventarono possedimento della Corona inglese sotto la giurisdizione della Giamaica.

Oltre alla coltivazione di cotone e alla caccia di tartarughe, la principale attività che veniva svolta nei primi tempi era il recupero dei relitti delle navi che andavano a incagliarsi contro le molte scogliere delle isole.

A trasformare le Cayman in paradiso fiscale fu il più famoso di questi disastri, ricordato come il 'naufragio delle dieci vele', quando nel 1794 una nave si fracassò contro uno scoglio e causò una reazione a catena in cui altre nove imbarcazioni vennero coinvolte. Secondo la leggenda, gli abitanti delle Cayman uscirono al largo per aiutare i naufraghi e Giorgio III ne fu talmente grato che immediatamente si impegnò a rendere le isole esenti dalle tasse.

Nel 1800 la popolazione era ancora sotto i 1000 abitanti, metà dei quali schiavi. Dopo che, nel 1835, la schiavitù fu abolita, molti schiavi affrancati rimasero sulle isole e nel 1900 la popolazione delle Cayman era quintuplicata.

Cotone, mogano, corde di paglia (esportate in Giamaica) insieme a pesca, caccia alle tartarughe e costruzione di navi diventarono le principali industrie delle Cayman fino a quando, a partire dalla metà del XX secolo, il turismo e le banche aprirono nuovi orizzonti all' economia delle isole.

I sub scoprirono le Cayman a partire dalla seconda metà degli anni '50, e nei dieci anni successivi prese forma quella struttura fiscale che ha fatto di Grand Cayman un centro di attività bancarie internazionali (ci sono più istituzioni finanziarie qui che a New York City) e il fiume di denaro in arrivo servì a finanziare lo sviluppo delle strutture turistiche delle isole.

Negli anni '60 le isole si liberarono anche dell' amministrazione giamaicana, per sottostare direttamente alla Corona inglese. Da allora la scena politica è stata occupata da 'team' (essendo i partiti proibiti).

Sulle isole sono inoltre stati creati parchi marini, riserve di uccelli e riserve naturali.

Le isole Cayman oggi sono il quinto centro finanziario mondiale e ospitano più di 600 banche.

Tempi di attesa brevi e burocrazia ridotta al minimo hanno facilitato non solo lo sviluppo finanziario, ma anche i matrimoni.
 

SUCCESSIVE  >>

 
 
 
 

MAPPA DEL SITO