Caraibi, isole nella corrente

 
 

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STORIA

Dagli schiavi della canna da zucchero al turismo per tutti
 
STORIA DI HAITI

Dal Sud America, seguendo le correnti marine a bordo di canoe a bilanciere, i primi abitanti di Haiti raggiunsero l’ isola intorno al 2600 a.C., quattromila anni prima di Cristoforo Colombo. Poi, intorno al 250 a.C, arrivarono gli Arawak, da lì diffondendosi in tutte le Antille. Una terza ondata migratoria, dal Venezuela, colonizzò le Antille circa 2000 anni fa e verso il 700 d.C. occupò Haiti e gran parte delle isole vicine. Questa popolazione erano i Tainos (gente cordiale), si calcola che circa 400.000 di loro vivessero a Hispaniola quando approdò Cristoforo Colombo . La maggior parte dei Tainos morì nel giro di 25 anni in seguito alle violenze degli schiavisti spagnoli o a causa delle malattie portate dai conquistatori. Oltre che per la loro buona educazione, i miti Tainos vanno ricordati per aver donato al mondo il barbecue, il tabacco, la canoa e l’ amaca: tutte parole derivate dalla loro lingua.

Estinti i Tainos, gli spagnoli cominciarono a deportare schiavi africani, impiegati soprattutto nella ricerca dell'oro. L' interesse spagnolo verso Hispaniola, diminuì notevolmente a partire dagli inizi del Sedicesimo secolo, quando immense riserve di oro e argento furono scoperte in Messico e in Perù.

Nel 1606, il sovrano spagnolo ordinò a tutti i coloni di spostarsi nei pressi della capitale di Hispaniola, Santo Domingo: ciò al fine di proteggere la popolazione dell' isola dagli attacchi dei pirati.

HAITI
 

Ciò, tuttavia, permise ai pirati inglesi, olandesi e francesi di stabilirsi lungo le coste settentrionali e occidentali, ora abbandonate: particolarmente famosa divenne la Fratellanza della Costa, composta da bucanieri e schiavi fuggiti, maroons. In particolare, i francesi cominciarono a colonizzare l' isola nel 1625, ma fu solo nel 1664 che la Francia rivendicò il suo dominio sulla porzione occidentale di Hispaniola. Nel 1697, con il Trattato di Ryswick, la Spagna cedette ufficialmente la porzione più occidentale di Hispaniola alla Francia: la nuova colonia fu ribattezzata Côte française de Saint-Domingue.

Mentre la parte spagnola dell' isola era poco considerata dalla Corona spagnola, la parte francese conobbe un periodo di prosperità economica che la rese la più ricca delle colonie dell' emisfero occidentale: ciò grazie, soprattutto, alle notevoli esportazioni di zucchero e cacao. Saint Domingue (nome presto cambiato in Haiti) produceva tante ricchezze che un coltivatore affermò , prima di tornarsene a Parigi con la fortuna accumulata “Pianti canna da zucchero e il terreno si trasforma in oro”. Le due città principali, Cap Francaise a nord e Port au Prince a sud erano ricche e fiorenti, dotate di buone scuole, ospedali efficienti, bei teatri, strade pulite su cui correvano belle carrozze, decine di negozi che offrivano tutto quello che si sarebbe potuto trovare nelle migliori città francesi.

Quella bella terra era abitata dai migliori cittadini dei caraibi: coloni francesi istruiti e gran lavoratori e schiavi africani di prima qualità. Il problema di Haiti era la sua stessa popolazione, composta da 3 diversi gruppi etnici che si odiavano a vicenda : gli europei (circa 32.000 nel 1790) che detenevano il controllo politico ed economico, la gens de couleur (28.000 individui liberi e di sangue misto, di cui la metà mulatti, definibili come classe sociale di status inferiore) e, infine, gli schiavi africani (ben 500.000). I feroci disordini durati dal 1789 al 1809 avrebbero scavato tra loro abissi tali da rendere inevitabile lo scoppio di una tragedia.

Sull' onda della Rivoluzione Francese, la gens de couleur cominciò a fare pressione sul governo coloniale per ottenere maggiori diritti. Nell' ottobre 1790, 350 di essi si ribellarono al governo mentre, il 15 maggio 1791, l' Assemblea Nazionale francese concesse i diritti politici a tutti i mulatti e i neri nati liberi (senza, tuttavia, mutare lo status di coloro che erano ancora schiavi). Il 22 agosto del 1791, gli schiavi della zona di Cap-Français (oraCap-Haïtien) si ribellarono ai loro padroni. La ribellione degli schiavi  si  diffuse rapidamente  sotto

il comando di Toussaint L' Ouverture. Egli si alleò quindi con la gens de couleur, i cui diritti erano ora stati revocati dal governo francese, spaventato dalle rivolte. Le forze di Toussaint ebbero la meglio sull' esercito coloniale francese: i due schieramenti, tuttavia, si unirono nel 1794, in seguito all' emanazione di un decreto con cui il governo rivoluzionario francese abolì la schiavitù. Sotto la guida di Toussaint, il nuovo esercito di Saint-Domingue sconfisse le truppe di invasione britanniche e spagnole.

 
HAITI: Toussaint L' Ouverture

La cooperazione tra i due schieramenti ebbe però termine nel 1802, quando Napoleone Bonaparte spedì un nuovo esercito al fine di riottenere il controllo dell' isola: l' esercito inviato da Napoleone, infatti, era malvisto dagli isolani, che temevano la reintroduzione della schiavitù. Inizialmente, le forze inviate dal Bonaparte ebbero la meglio sugli isolani, costringendo Touissant alla tregua. Tradito e catturato, Toussaint morì poi in una prigione francese. Ciò non fece altro che riaccendere gli animi dei ribelli: Jean-Jacques Dessalines e Henri Christophe, a capo di altri schieramenti in lotta, decisero di interrompere la tregua e riprendere a combattere. Nel frattempo, le truppe napoleoniche furono bloccate da una epidemia di febbre gialla scoppiata sull'isola.

HAITI: Dessalines
 

Il 18 novembre 1803 l'esercito di Dessalines sbaragliò i francesi nella Battaglia di Vertières. Il 1 gennaio1804 l'ormai ex colonia dichiarò la sua indipendenza, divenendo così il secondo paese, dopo gli Stati Uniti, del continente americano a dichiararsi indipendente: Dessalines ne divenne il primo presidente. Saint-Domingue venne dunque ribattezzata Haiti in ossequio alla popolazione degli arauachi, i quali chiamavano l'isola Ayiti.
Il 1° gennaio 1804 Dessalines proclamò l’indipendenza di Haiti, che divenne la prima

repubblica governata da neri.

La nuova repubblica, però, non era destinata a durare a lungo. Ben presto, infatti, Dessalines s’incoronò imperatore, promulgò una costituzione che gli dava un potere assoluto e fece pattugliare il paese dal suo esercito, sterminando tutti i bianchi che erano stati così pazzi da restare in questa parte dell’isola. Le potenze economiche isolarono il paese economicamente e, quando Dessalines impose un decreto militare che costringeva molti neri a tornare a lavorare nelle piantagioni, fu catturato e ucciso in un’ imboscata.

La conseguente guerra civile precipitò il paese in un lungo periodo di disordini. Il governo annetté il resto di Hispaniola nel 1821, e la metà orientale dell’ isola rimarrà sotto il controllo haitiano fino al 1849, quando si dichiarerà indipendente con il nome di Repubblica Dominicana. Tra i 22 capi di stato che governarono Haiti dal 1843 al 1915, uno solo riuscì a portare a termine il suo mandato; tutti gli altri vennero assassinati o costretti all’ esilio.

L’ importanza strategica di Haiti fu ulteriormente messa in evidenza dall’ apertura del Canale di Panama, e allorché uno dei presidenti haitiani fu ucciso durante una violenta rivolta nel 1915, le truppe statunitensi confiscarono i depositi aurei di Haiti, riorganizzarono la costituzione e sciolsero l’esercito. Avviarono inoltre varie opere pubbliche, e costruirono ospedali, cliniche e strade utilizzando il lavoro forzato dei carcerati.

Gli americani trattavano direttamente con le classi superiori mulatte, e i neri, sconfitti, iniziarono ad adottare la filosofia del Noirisme (che corrisponde grossomodo al 'Blackism' degli Stati Uniti). Valorizzando la cultura haitiana e rivendicando la molto criticata religione vudù, la popolazione nera trovò fonti di ispirazione per la propria resistenza semi-pacifica e un leader della propria identità culturale nel popolare agitatore dottor François 'Papa Doc' Duvalier.

Quando gli americani se ne andarono nel 1934, lasciarono dietro di sé qualche infrastruttura e un’ economia a pezzi, e molti haitiani andarono a lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero di Santo Domingo, provocando tensioni razziali ed economiche terminate tragicamente con una pulizia etnica che fece 20.000 vittime tra gli haitiani.   Il  divario  tra mulatti    e    neri,   intanto,   continuava   ad   allargarsi,  e le caotiche

elezioni del 1956 (durante le quali fu concesso per la prima volta il diritto di voto alle donne) condussero al potere 'Papa Doc' Duvalier, che portava avanti un programma alquanto esotico, un misto di nazionalismo, razzismo e misticismo.

 
HAITI: Papa Doc and Baby Doc

I mulatti contestarono i risultati delle elezioni, organizzando uno sciopero a Port-au-Prince, ma Duvalier sguinzagliò i suoi cagoulards, delinquenti reclutati nei quartieri poveri che agivano con il volto coperto, e costrinse i negozi a riaprire. I cagoulards, che in seguito verranno chiamati Tontons Macoutes dallo spauracchio di una fiaba locale che porta via i bambini nel suo sacco, diventarono le truppe non ufficiali di Duvalier, che indossavano ‘uniformi’ in denim con sciarpe rosse e occhiali da sole.

Alla morte di Duvalier nel 1971, la costituzione da lui riscritta garantiva la presidenza al figlio Jean Claude 'Baby Doc' Duvalier. Il nuovo presidente fece da moderatore tra i ‘modernizzatori’ mulatti e avviò delle brutali repressioni degli oppositori politici, senza che la comunità internazionale intervenisse. 

HAITI
 

Ma all’ inizio degli anni '80 i funzionari statunitensi identificarono Haiti come una zona ad alto rischio per l’allora poco noto virus dell’ AIDS e il turismo crollò. Un fallimentare programma statunitense per debellare una malattia dei suini, a causa del quale furono uccisi per errore 1,7 milioni di animali, danneggiò ulteriormente la già fragile economia rurale. La conseguente situazione di caos costrinse la famiglia Duvalier all’esilio, con gran

giubilo della popolazione stremata. Il luogotenente generale Henri Namphy, confidente di Duvalier, fu nominato presidente dai militari, ma un’organizzazione di matrice cattolica si era nel frattempo guadagnata il favore degli abitanti e un giovane prete, padre Jean-Bertrand Aristide, aveva apertamente manifestato le sue dure critiche nei confronti del nuovo governo. Le elezioni del 1987 furono vinte a larga maggioranza da Namphy, ma nel giro di un anno un altro colpo di stato portò al potere un nuovo generale, Prosper Avril. Avril fuggì dal paese nel 1990 e le successive elezioni avrebbero visto fronteggiarsi i soliti personaggi se la candidatura all’ultimo minuto di Aristide, con lo slogan 'Lavalas' (Inondazione) non avesse portato la gente in massa alle urne, per cui il giovane prete divenne il nuovo presidente di Haiti.

Aristide trascorse i suoi primi mesi di governo avviando delle riforme e facendosi dei nemici, e migliaia di persone morirono durante un nuovo colpo di stato nel settembre 1991, dal quale il presidente si salvò. Venne quindi annunciato un imbargo internazionale, ma la situazione balzò sulle prime pagine dei giornali a metà degli anni ’90, quando 38.000 haitiani in fuga dalle violenze si riversarono sulle spiagge degli Stati Uniti e di altre isole caraibiche – in pieno periodo elettorale per l’America.

 
HAITI: Aristide e Clinton

Alle forze di polizia inviate dalle Nazioni Unite fu impedito di sbarcare dai risorti Macoutes e nel 1994 l’ex presidente americano Jimmy Carter negoziò l’esilio di Cédras e il ritorno di Aristide, che era però a un solo anno dalla scadenza del suo mandato. Le elezioni del 1995 sancirono l’ascesa al potere del protetto di Aristide, René Préval, ben presto accusato di collaborare con le solite istituzioni elitarie haitiane, perciò Aristide fondò un proprio partito, La Fanmi Lavalas.

I dissidi tra i sostenitori di Aristide e gli oppositori provocarono la cancellazione delle elezioni parlamentari del '97 e '98, impedendo a Préval di nominare un primo ministro. L’ uragano Georges colpì duramente il paese nel 1998, devastandone l’economia, e i 200 soldati delle truppe di pace inviate dalle Nazioni Unite rappresentarono quindi un rimedio inefficace contro la crisi, senza contare che i 7000 rinforzi promessi non giunsero mai nell’ isola.

Préval indisse nuove elezioni parlamentari per l’aprile 2000, ma cambiò idea all’ultimo momento decidendo di governare soltanto per decreti. Il suo vecchio mentore Aristide, 'Titid' per i sostenitori, contestò le elezioni del novembre 2000 balzando nuovamente in primo piano sulla scena politica.

Nel 2000 Aristide iniziò il suo secondo mandato, con scadenza nel 2006. Accusato dai suoi oppositori di aver adottato un atteggiamento dittatoriale, assediato dai ribelli, il ‘prete delle bidonville’, che rappresentava le speranze del popolo haitiano, il 29 febbraio del 2004 è fuggito in esilio nella Repubblica Centrafricana.

Le nuove elezioni del febbraio 2006 hanno portato René Préval ad essere rieletto presidente (tuttora in carica).

HAITI terremoto

Già devastata dal terremoto del 12 gennaio 2010, lo stato di Haiti e' nuovamente colpito da una catastrofe naturale: l'uragano Tomas che ha colpito il 06 novembre 2010 ed ha aggiunto dolore a dolore.
Sembra che non ci possa essere pace per questa sfortunatissima nazione.

 
 

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